Questo libro è un percorso affettivo che nasce dalla mia trentennale esperienza di relazione stretta tra il Mangiare e coloro che ne usufruiscono nell’ambito della mia attività di ristoratore.

Per cui, scrivendo di cose di mangiare, mi sono accorto di scrivere anche di cose di vita. L’intreccio è troppo stretto per non trovare continuamente riferimenti che richiamino all’uno o all’altra.

I capitoli sono in parte costituiti dagli ingredienti primari, quali il pane, l’olio, il vino, il sale, l’acqua; poi ci sono dei piatti come la pasta, la pizza e il risotto che vengono raccontati per ciò che rappresentano nella nostra cultura; c’è il mangiare di strada e il rito del pranzo festivo, ma anche il cioccolato e il caffè; un pezzo forte è il viaggio tra i banchi del mercato di Porta Palazzo, rappresentato in particolare per la ricchezza delle ‘diversità’ multitutto che riesce ad esprimere. Un altro capitolo racconta, senza fronzoli e mitizzazioni, cos’è la cucina di un ristorante durante la sua ‘normale’ attività, e un altro come può essere vissuto e interpretato il concetto di Servizio, accompagnato, non a caso, da un capitolo su uno dei migliori ingredienti della nostra vita: il sorriso.

Per le ricette non aspettatevi nulla che abbia a che fare con dosi e procedimenti con tanto di ‘q.b’, io preferisco raccontarle partendo da cosa le fa nascere alle sensazioni che producono. Infine c’è una carrellata di ricette, menu e aneddoti che ricevo da amici avventori, attraverso le risposte alla mia periodica newsletter.

Concludo con le parole di Bruno Gambarotta che ci ha regalato una gustosissima prefazione…

Renato Collodoro ha il coraggio della semplicità, rimette l’arte della cucina con i piedi per terra, costringendoci a ripensare i principi fondamentali e le basi del lavoro dietro i fornelli. In un universo mediatico dove il cibo, più che mangiato è parlato, e il vino, più che bevuto, è chiacchierato, Collodoro fa come il bambino della fiaba di Andersen ed esclama “il re è nudo”. Afferma infatti ad inizio di libro: “Cosa ci vuole per cucinare un buon piatto? Affetto, gli devi voler bene”. Tutto qui, ma è tantissimo e il resto deriva di conseguenza.

Bruno Gambarotta

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32 Commenti a Il Buon Mangiare

  1. Scrive Franca Cassine:

    Un viaggio nell’universo del cibo, non semplicemente un libro di cucina o di ricette, ma una riflessione profonda e al tempo stesso lieve, sempre spolverata da una buona dose di ironia, su ciò che significa un gesto semplice e rivoluzionario come quello di alimentarsi.
    Sono pagine dense di spunti che in un’epoca flagellata da programmi di cucina, da discorsi sull’alimentazione e dall’abuso dell’utilizzo quale mezzo espressivo del consumo e della preparazione dei piatti, mette pace col piacere de “Il buon mangiare”.
    Insomma un libro per scoprire e riscoprire “Il buon mangiare”.

  2. Scrive Maris Martini

    Per essere un libro amato pensato e scritto da un ristoratore, che nelle ore canoniche dei pasti mette gli altri a tavola e a proprio agio è un risultato inaspettato, vero Renato?, far amare la tavola come luogo di incontro e di riunione e per cui vale la pena di spendere tempo ed energie. Ed è questo il segreto perché da Renato si sta tanto bene a tavola e tra le pagine di questo libro?

    Tanti auguri e lunga vita al libro

    Maris

  3. Scrive Luigi Vallesi

    Ho “divorato” il tuo libro, ma con gusto, attenzione e rispetto! Ci ho ritrovato tutti gli ingredienti, i significati ed i valori che ti appartengono, a partire dall’Amore e dall’affetto che ti accompagnano in ogni iniziativa. Arguta la prefazione di Gambarotta che ho sempre seguito con molta stima e simpatia.
    Ti fanno anche onore le 230 pagine che hai riempito e che si fanno tutte leggere bene con interesse, con rarissimi cali di tensione, così come sono presenti picchi che rendono alcune parti più coinvolgenti. Ricco di contenuti, ben strutturato nell’articolazione degli stessi, c’è tanta vita vissuta, si sente. Encomiabile la finalità umanitaria.

  4. Scrive Marvi del Pozzo

    Caro Renato,
    com’è piccolo il mondo! Dalla mia simpatica Verduriera di Corso Francia 103 ho trovato esposto il tuo libro nuovo. L’ho subito comperato, ovviamente, e… divorato (per restare in tema gastronomico). Complimenti vivissimi per la verve e per il tuo stile, profondo ed ironico nello stesso tempo, per la varietà e ricchezza degli… ingredienti, come si conviene ad uno chef – oste – scrittore. Mi congratulo di vivo cuore.

  5. Scrive Emanuela Lee Melchiorre

    eccomi qua a libro letto e mangiato…che dire…mi ha divertita e mi ha commossa, di volta in volta pensavo “è un epicureo, no è un filosofo, no è un poeta…è comunque un affabulatore….” mi è venuta in mente una canzone che mio marito, cinese di nascita, birmano di fanciullezza ed italiano di crescita, mi cantava quando ci siamo conosciuti “con questa faccia da straniero, sono soltanto un uomo vero anche se a voi non sembrerà….metà pirata metà artista, un vagabondo musicista….ecc, ecc….”
    ed in fin dei conti anche tu sei di tutto un pò, nonchè un pò straniero, come tutti noi immigrati dal sud…

  6. Scrive Francesco Città

    Renato Collodoro, nel suo nuovo lavoro letterario, esprime sentimenti tipici di una educazione pregna di valori, del rispetto dell’uomo e della sua terra!

    Egli manifesta completezza ed universalità della cultura gastronomica, acquisita attraverso il rigore accademico ed una annosa esperienza nell’arte del fare il buon mangiare.

    Lodevole la sua voglia di unificare le specialità gastronomiche locali in un’unica sapienza del buon mangiare italiano, fino al parallelismo fra i rapporti parentali (fratelli e padri della patria) con i più grandi e famosi prodotti italiani.
    Apprezzabile lo stile letterario tendente al forbito, con vampate di crudo verismo, non disdegna , sovente, di battute argute, utilizza metafora ed ironia!
    Divertente il conflitto fra Semplice e Banale: autentica realtà degli innumerevoli pizzaioli italiani contesi fra Pizza e Piza!
    Maestria sopraffina, rivela nella descrizione dei riti e delle antiche tradizioni con una dovizia di particolari che denotano le origini siciliane (sbucciare le arance conservando la buccia a yo-yo e sbucciare il fico d’india).

    Data la sua esperienza di benefattore dell’acqua, Collodoro non poteva fare a meno di concludere facendo riferimento al parallelismo fra gli assetati d’Etiopia e la sua zona di origine, che soffre tuttora il problema dell’acqua! Toccante il racconto dell’episodio vissuto dal padre (Don Gaetano, fornitore di frutta e verdura della mia famiglia e grande amico di mio padre e mio!) con il campiere che gli negò l’acqua da bere! A quel tempo lo sfruttamento della mano d’opera nel lavoro dei campi era paragonabile agli schiavi negri d’America!

    Concludendo questo breve commento mi piace riportare un aneddoto simile, tratto dal mio libro Profumo di ginestre.

    Si racconta un episodio, accaduto intorno agli anni quaranta, quando ancora esistevano i sovrastanti, uomini di fiducia del massaro che, con il fucile in spalla, sovraintendeva ai lavori nei campi! Uno di loro, un certo Lavore, che abitava a calata u Bastiuni , il più terribile nel far lavorare i cosiddetti Jurnatari (contadini che prestavano la loro opera a giornata), arrabbiato perché il sole stava per tramontare (la giornata di lavoro era dall’alba al tramonto) ed il lavoro da fare non era ancora ultimato, imbracciò il fucile e sparò in direzione del sole, nell’inutile gesto di voler fermare il tramonto!

    Gela 26.03.2014
    Francesco Città

  7. E ancora una volta hai fatto ” di necessità virtù”, quella di condividere l’amore e la passione per il cibo con il maggior numero di persone possibile, semplicemente usando le tue capacità di comunicare l’entusiasmo e la forza, che metti in ogni attività. Orgoglio sorellesco 🙂

  8. E’ stato un piacere leggere il tuo libro. Ti ho ritrovato completamente nei capitoli dedicati non solo al cibo ma a tutta l’atmosfera legata alla preparazione e alla scoperta.
    Un abbraccio.

  9. La semplicità del linguaggio, l’immediatezza dell’immagine, la familiarità degli argomenti sono i caratteri esplosivi del tuo libro. Sembra semplice essere semplici: ma più c’è affetto e sentimento in quel che racconti, più naturali e piane vengono le parole. Tu diresti ad una donna “ti amo” in più di due parole ? No perchè non sembrerebbe più sincero ! Ecco: il tuo libro è l’acqua. Di fiume, di mare, di rubinetto, di cascata: calma e potente nel suo essre; dolce e sapida nel suo gusto; limpida e intrigante nel suo apparire. Nell’acqua c’è l’amore della creazione, del battesimo, delle nozze, della benedizione, così come nel tuo libro. E che dire della filosofia del minestrone ? Un genio ! Un unico appunto: la carta ecologica rende faticosa la lettura.

  10. Che dire Renato, libro secondo me da fuori classe, quale tu sei, traspare semplicità nel narrare gli aneddoti, ma soprattutto originalità, il tuo essere cristallino, ma soprattutto la tua passione , o meglio arte del saper cucinare , condito con una grande sensibilità! Un grande abnraccio

  11. se dovessi descrivere il libro in due parole, la prima che mi viene in mente è “amore”: prima di tutto amore per il proprio lavoro, e si sente in ogni pagina; poi amore per la vita, il libro trasmette energia, allegria, positività. Ancora, amore per la parola, l’immagine: ci sono state pagine intere che ho riletto più volte per il puro piacere di gustare l’immagine che quelle parole suscitavano in me, Infine, amore per la gente e non solo per chi frequenta il tuo ristorante, ma in senso più ampio per il mondo, e in particolare per chi sta peggio. La seconda parola è “ricerca”: della parola giusta così come dell’ingrediente giusto, dosando tutto con sapienza fino a fare il piatto piacevolissimo, direi perfetto. E così non so se preferire il cuoco o lo scrittore: intanto rileggerò il secondo libro per la terza volta in attesa di leggere il terzo libro per la prima volta…

  12. Cara Rosalba, detto da te che mi conosci da quando mi cominciava a crescere la peluria sotto il naso è un apprezzamento che non mi fa neanche dare peso ai capelli bianchi che invece ora ho. Un bacione grosso. Passa a trovarci che è sempre un piacere…

  13. Che dire, ho divorato il tuo libro! In nemmeno due giorni l’ho finito! Leggendolo si percepisce tutto l’amore che hai per la cucina e quanta passione metti in quello che fai. Il grande rispetto per ciò che vuoi portare in tavola e tanto amore per la gente, anche per chi è più sfortunato di noi. Ora non mi resta che provare le tue ricette! Complimenti per il tuo lavoro e grazie per aver scritto qualcosa di vero e sincero. A presto!

  14. Opera terza di Autore eclettico ed istrionico, mi verrebbe da iniziare un commento di questo libro di Renato ( anche se due soltanto sono stati diffusi pubblicamente), dove ambienti ed orizzonti tipici gia’ citati nel precedente, e cioè cucine , ristoranti, locali in genere, qui si allargano ulteriormente passando dal casalingo al professionale, all’industriale; dal rione al cittadino al nazionale, fino a compiere il giro del pianeta con storie di mangiare, di ricette e di contorno…
    Terminato da poco mi sono già trovato a citarlo in moltissime occasioni, come in alcune risposte ad utenti di tripadvisor o in annotazioni a collaboratori di cucina (“Cuochi d’azione” per entrambi), in una lettera al direttore di un quotidiano (“Il servo che serve”), a collaboratori di sala (“L’unico ingrediente che se abbonda non guasta mai”),a reduci di pizzerie improvvisate (“Pizza o piza”), a tutte le mamme che tagliano gli spaghetti (“La pasta siamo noi”) e altre ancora.
    Parafrasando due colte studiose inglesi che hanno pubblicato un raffinato ricettario che propone libri per curare ogni tipo di malessere (come già sosteneva D.H. Lawrence), dal mal d’amore con Fenoglio al mal di testa con Hemingway ecc. ecc. si potrebbe consigliare “Il buon mangiare” come rimedio per il mal d’improvvisazione, per il mal di protagonismo e soprattutto per tutti quei malesseri che ci fanno allontanare dalla semplicità…
    Nell’insieme l’ennesimo capitolo di lezioni di Vita da chi per me è sempre stato Maestro…

    Gianni Gallo

    • Caro Gianni, se fossi maestro non potrei immaginare discepolo più umile, riconoscente e anche competente. Ma mi sento più fratello che maestro, felice di “camminare” insieme. GRAZIE!

  15. Caro Renato, leggere il tuo libro è stato come percorrere un piacevole viaggio social-culinario all’interno di un microcosmo di colori, sapori, odori che colpisce per il variegato ed intenso sapore di vita. Hai traghettato il lettore lungo le bancarelle del mercato, come un novello ed esperto Cicerone, illustrando prodotti ed alimenti, colpendo papille e olfatto, elargendo a piene mani tutta la tua passione per la cucina. C’è una spezia rara che dà sapore alle tue parole: l’amore per ciò che fai, è autentico , radicato, mediterraneo. Tutto ciò che scrivi sa di buono, come il pane. Bravo, bel libro, piacevolissimo e scorrevole, da rileggere, anche aprendo una pagina a caso. Ho il sentore che dietro tutto quello che prepari, dal libro al piatto succulento, ci sia il grande sostegno di Daniela, con tutta la sua comprensione di grande donna. Un abbraccio con affetto

  16. Carissima Antò ( Maria Antonietta Di Pasquale) il tuo apprezzamento, che aspettavo, mi da tanta soddisfazione quanto un pranzo luculliano. Ma soprattutto perchè percepisco la bella sensazione di “aver mangiato insieme”. GRAZIE!

  17. DA PARTE DI CINZIA ALFE’

    E soprattutto un libro che si distingue dalla miriade di libri di cucina e ricette attualmente in commercio e di cui siamo siamo sommersi. Qui si parla di ingredienti essenziali, basilari, ingredienti “buoni”: il pane, l’olio…e il sorriso. Perchè il mangiare non sia solo riempirsi la pancia da una parte e fare sfoggio di abilità dall’altra, ma sia veramente un “buon” mangiare! Un momento di convivio, di ristoro, del corpo ma anche dello spirito, il tutto condito dalla solita vena comica e ironica ma anche intensa e profonda. Uno dei miei acquisti più azzeccati, insieme al tuo precedente “il sogno di aprire un ristorante”. A quando il prossimo?

  18. Pubblico un commento da parte di FRANCESCA, una suora eremita che ha letto il libro e mi ha dato un foglietto scritto a matita con il seguente commento: (…) In un mondo così attratto dalle apparenze, mi è piaciuto andar oltre, così come ne sono capace e come cerco di fare in ogni situazione, anche nella lettura del tuo ultimo libro.
    Una suora, di solito, legge testi di spiritualità per poter crescere (?!) o, se appassionata di libri, magari si butta sulla lettura di qualche romanzo! Ma che ci fa una suora con in mano un libro, il cui titolo, approda chiaramente in mondo di piatti, di cucina, di ristorazione?
    Tanto più se questa suora è “pacioccona”, la si pensa “interessata” a preparare succulenti piatti per le sue consorelle o per qualche invitato più o meno “illustre”, specie se è la cuoca del convento.
    Invece, andando al di là delle apparenze, oltre che per amicizia e stima nei tuoi confronti, caro Renato, ho letto con piacere il tuo libro, certa che tra le righe avrei colto, se fossi stata attenta e se non avessi letto superficialmente, la profondità di quel che siete tu e Daniela.
    Non mi sbagliavo! Normalmente, quando leggo un libro che “mi prende”, sottolineo, annoto, rileggo e trascrivo… frasi o parole da cui imparare. Nel tuo è avvenuta la stessa cosa, ma – sorpresa delle sorprese ! – gli insegnamenti non sono nell’ambito culinario!
    Deluso? Spero proprio di no!

  19. Ciao Renato, come promesso, ho letto il libro che mi hai regalato e non solo l’ho letto , ma l’ho letto in due giorni. Questo significa semplicemente che è un bel libro e che ha il potere di coinvolgere il lettore, grazie al suo ritmo ed in modo particolare alla tua straordinaria capacità di cogliere la vera essenza delle cose, spaziando senza soluzione di continuità,dall’emozione di inaugurare un pozzo d’acqua in Etiopia a quella di offrire un piatto che sai bene essere perfetto. Tu hai il dono di saper raggiungere il cuore della gente con naturale semplicità.
    Complimenti.. da un’ amico,quasi conterraneo, che sicuramente non hai trovato sul tuo cammino per caso, visto che condividiamo la gioia di donare l’acqua. Claudio

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