La Pasta siamo Noi

La Pasta siamo Noi

 

Capita non di rado che noi italiani veniamo associati alla pasta. Per simpatia o riconoscimento, per dileggio o per invidia, comunque sia la pasta salta sempre fuori. 

Ti ricordi, ad esempio, questa vignetta con cui i francesi ci hanno rappresentato dopo il terremoto che ha distrutto Amatrice e tante altre belle città del centro Italia?

 

 

La Vignette sul terremoto in Italia pubblicata da Charlie Hebdo "Terremoto all'italiana: penne al sugo di pomodoro, penne gratinate, lasagne". L'ultima, ("lasagne"), presenta diverse persone sepolte da strati di pasta. ANSA+++ EDITORIAL USE ONLY NO SALES NO ARCHIVE+++

 

 

Simpatici, eh! Bene, non è la prima volta e tutto sommato spero che non sia neanche l’ultima, se non finisce che ci rappresentano con il sushi, vista la passione esplosa per i ristoranti chino-giapponesi.
Io personalmente, però, preferisco essere ricordato e sfottuto per la pasta, piuttosto che per il sushi o per il sashimi. Tu, no?

 

E comunque Amatrice sarà pure rimasta distrutta, ma gli spaghetti all’amatriciana, non solo non sono spariti ma ora li conoscono e li mangiano anche quelli che prima non ne avevano mai sentito parlare o li chiamavano alla… matriciana. E’ la prova che le case possono crollare, la sofferenza e la fatica possono far vacillare, ma la vita, ricca della sua umanità e cultura, continuerà sempre a resistere e rinascere.

 

A questo punto ti spiego meglio perchè, secondo me, LA PASTA SIAMO NOI. 


 

 

Macaroni, erano chiamati – e non per fargli un complimento –  i nostri emigranti dagli americani all’inizio del secolo scorso.

Molto tempo dopo, nel pieno di quegl’anni definiti di piombo, un autorevole giornale tedesco ci rappresentava in copertina con un piatto di spaghetti e una pistola.

E quando, qualche anno più tardi, i nostri soldati – unici di leva, quindi non professionisti – parteciparono alla prima missione internazionale di pace in Libano, un altrettanto autorevole giornale – questa volta inglese – scrisse sarcasticamente che un manipolo di soldatini piumati – i bersaglieri –, sbarcando, si prodigavano unicamente a scaricare dai loro mezzi tonnellate di pasta, come principale premura della spedizione.

Non mi viene in mente come chiamiamo noi gli altri, di solito non lo facciamo: siamo più allenati a denigrare noi stessi.

Succede talvolta che l’ammirazione trascenda nell’invidia, utilizzando così le armi del dileggio, dello sberleffo, del sarcasmo all’aceto, e neanche balsamico.

L’invidia é cosi magra e pallida, perché morde e non mangia recita un vecchio proverbio, che conferma la moda delle diete proteiche con le quali si fanno dimagrire quelli che prima, sempre con le stesse proteine, si sono fatti ingrassare. E’ giusto fare le diete quando occorro, magri si sta meglio! Ma non ci si venga a dire che si diventa obesi con la pasta. Anche perché da noi l’obesità è un problema recente, iniziato quando abbiamo cominciato ad importare le proteine… e tutto quello che è venuto insieme.

 

Pensandoci bene non mi dispiace essere riconosciuto italiano attraverso la pasta. Per me è vero: la pasta siamo noi, o noi siamo la pasta. Almeno finchè continueremo a produrla e mangiarla.

 

La Pasta è la nostra creatività.

Non è bastato inventarla, mettendo insieme farina,  acqua e poco più, ma ci si è sbizzarriti a tirarne fuori un’infinità di forme e varietà.

Poi si potrebbe mangiare semplicemente con olio o burro e parmigiano, che già andrebbe bene così, invece no: ognuno ci tiene a dire la sua e la interpreta con il meglio di ciò che ogni campanile, ogni famiglia, ogni storia, ogni circostanza sa esprimere.

 

La Pasta è il nostro spirito di adattamento.

È il saper fare con quello che si ha. E’ aprire il frigorifero, trovarlo semivuoto e, anziché deprimersi ascoltando l’eco di quel poco che c’è, inventarsi un piatto di cui poi se ne declamerà il gusto e l’originalità, sfidando le aspettative della pattumiera. E’ decidere di fronteggiare la scarsità, darsi una botta di vita senza ricorrere a suggestioni preconfezionate, anche se sei solo davanti a un televisore che vomita notizie tra il triste e il catastrofico.

 

La Pasta è la nostra abilità.

E’ impegnarsi ad acquisire una competenza, con padronanza, facendola diventare maestria. E’ vedere un bambino a cui viene insegnato ad attorcigliare gli spaghetti intorno alla forchetta. Dapprima si imbratta dappertutto, facendoli cadere grondanti dall’alto verso la bocca, oppure avvicinando la stessa al piatto per accompagnarne l’entrata. Poi, insistendo, gradualmente, sempre più con maggiore precisione, dopo aver fatto piroettare la forchetta, generalmente in senso orario – i più creativi anche anti -, trova il modo di tirarla su dal piatto senza che un solo filo penda e strabordi dalle labbra durante l’imbocco.

“Ce l’ho fatta, sono diventato grande”, gli si può leggere negli occhi.

E’ anche vero che oggi a molti bambini non viene più insegnato ad arrotolare gli spaghetti: gli si tagliano o gli si danno solo formati che mangiano più facilmente con il cucchiaio, senza sapere di fargli perdere una delle tante opportunità di capire quanta soddisfazione c’è dietro una difficoltà, e che le prove e le conseguenti conquiste sono a portata di mano, nelle cose semplici del vivere quotidiano, a partire dal saper stare a tavola; che non occorre dover essere dei supereroi per la Mission Impossible; che non dovranno buttarsi da un ponte con l’elastico al piede per sperimentare quello che avrebbero potuto capire, a suo tempo, semplicemente con una forchettata.

 

La Pasta è il nostro modo di stare insieme.

“Facciamoci una spaghettata!”

“Vuoi una forchettata?”

“Male che vada ci facciamo un piatto di pasta.”

“Butta la Pasta, che sto arrivando!”

E’ la mangiata fuori orario, ma sempre in compagnia: con aglio, olio e peperoncino.

È la padellata “palla al centro”, con ognuno che si prende la sua parte, e chi è più astuto aspetta per prendersi il fondo che è più sugoso. Anche se un errore di valutazione potrebbe lasciarlo a secco, concedendogli però la consolazione della scarpetta.

 

 

 

La Pasta è il nostro parlare.

“Quella pasta d’uomo è stato preso con le mani in pasta, mentre io sono di tutt’altra pasta.”

È la nostra ironia.

È dire una cosa per significarne un’altra – e chi vuol capire, capisca.

È dire la stessa cosa in una quantità di salse diverse.

È  la metafora che supera il significato stesso delle parole.

 

La Pasta è il nostro gusto.

Quello che riconosciamo solo quando lo vediamo mancare negli altri.

Il gusto non te lo inventi, non lo apprendi: è l’esperienza che lo affina, e ci vuole tempo. E’ la bellezza di cui siamo circondati, che ci pregna senza accorgercene, dandola per scontata.

 

La Pasta è anche il nostro peso: la Mappazza.

Lo è quando pensiamo che non ci sia null’altro di meglio che valga la pena provare; quando ci adagiamo sulle abitudini, sulle comodità, sul dire:

“Si è sempre fatta così” 

“Come la faccio io non la fa nessuno!”

“Quella della mia mamma è tutta un’altra cosa”

 

Perciò, se noi siamo la Pasta, continuiamo a imparare, creare, produrre, comunicare, gustare, avendo cura però di non scadere nella Mappazza che ci inchioda appesantiti sul divano con il telecomando in mano e con il condimento di critiche e lamenti.

 

E per gli invidiosi che vogliono mordere, che mordano. L’importante è che non siamo noi a dargli da mangiare.

 

Tratto dal mio libro: Il Buon Mangiare 

 

 

16 commenti to La Pasta siamo Noi

  1. E’ quattordici anni che lavoro per un pastificio ( per fortuna non tutti i cuochi fanno tutto loro…..) e la pasta e’ il mio quotidiano.
    Lavorare per un’azienda come quella in cui lavoro che fa’ della qualità il proprio credo e per me una grande soddisfazione perché è solo
    Con materie prime di alta qualità che oggi puoi fare la differenza.

  2. Ciao Renato. Stupendo questo “estratto sulla pasta”, divertente, arguto, ironico….l’ho letto con grande piacere. A me la pasta piace quanto il riso….non so chi “vince” tra i due…..
    Ancora complimenti e arrivederci alla “MARATONA DELLA PASTA”
    Francesco

  3. Ciao Renato, mi ha fatto piacere e sorridere leggere questo breve estratto. Hai raccontato la sacrosanta verità, e credo che gli stranieri, dietro le loro rappresentazioni, ci invidino le nostre tradizioni.

    Stefano

    • Grazie Stefano, ne sono convinto. Ma tante volte siamo noi a disprezzarci, o montarci la testa. A seconda delle situazioni.

  4. Quanta creatività ci stà dietro questa poca farina! Per queste piccole cose diventate grandissime nel mondo siamo l’invidia di parecchi! Grazie per la lettura.
    Un saluto.
    Flavia e Gpiero

  5. E’ sempre un piacere leggere ciò che scrivi, condivido tutto ed appena conoscerò il numero degli amici che parteciperanno, prenoterò. A presto, buona giornata Daniela.

    • Grazie Daniela, vi aspettiamo. Oramai sei una Maratoneta doc.Tra un po’ dovrò proporti quella di New York 🙂

  6. ciao RENATO, ho capito che vorrai farci passare un altra serata con il riso in bocca….e in più questa volta anche con le mani in pasta.
    Ciao a presto.
    PS.aggiungi alle mail il mio indirizzo personale:luciano.botta@fastwebnet.it

  7. E’ sempre un piacere leggere le tue creazioni….e, quando possibile, pure mangiarle!! 😉
    Un carissimo saluto!

  8. PS: però quella vignetta francese è propri brutta e a mi è spiaciuta rivederla in questo (invece) bel contesto…

Lascia un tuo commento: