Le Buone Compagnie

Le Buone Compagnie

 

La sanno lunga i francesi… Non ho mai capito se è il nome che danno alle cose a dar  loro valore o diventano famosi i nomi perché  le cose hanno valore. Comunque sia, c’hanno azzeccato spesso. Forse un po’ meno francesizzando i nomi inglesi, che patiscono come un’indigestione di Haggis –  piatto scozzese fatto con grasso e frattaglie di pecora, cotte con cipolla dentro il suo stesso stomaco. Tant’é che l’ordinateur non è riuscito a soppiantare il computer, se non dentro gli stretti confini. Se poi, loro malgrado,  gli tocca usare termini italiani, possono rischiare un versamento di bile.

 

Ma nell’uso delle parole che riguardano il Mangiare, e ciò che l’accompagna, sono senza dubbio dei fuori classe. Abbiamo mai trovato noi un nome per definire un vino che si accompagni con un piatto? Il massimo che siamo riuscititi ad esprimere è abbinamento – termine formalsciattoburacratico –,  quando poi non si scade in altre stravaganze che ognuno personalizza a piacimento.

 

Loro invece: Marriage, matrimonio. Con tutti i nostri santi, eroi, poeti e navigatori, non ci siamo mai arrivati. Perciò,  tanto di cappello! Che è meglio che dire chapeau, se non altro perché è diventata una parola più abusata di bricolage, che a sua volta è meglio di fai da te.

 

Quale altro termine potrebbe rendere di più l’idea dell’unione indissolubile tra il vino e la vivanda che già fu consacrata alle Nozze di Cana?!

 

Se anche Gesù ritenne che per celebrare il convivio il vino è meglio dell’acqua, un motivo ci sarà stato.

 

Tuttavia anche questa unione vive il segno dei tempi, e oggi non tutti i vini e le vivande si sposano e rimangono uniti per sempre e non tutti si sposano: ci sono i fidanzamenti lunghi, le convivenze, i single, le unioni occasionali e le infedeltà, che in realtà appartengono a tutte le epoche. Non so se queste unioni possono anche essere ‘omo’, ma perché no. L’ho già detto: il vino segue il segno dei tempi, non il contrario.

 

Ad ogni modo ci sarà sempre un vino rosso corposo, strutturato e tradizionalista che vorrà invecchiare con la sua carne arrosto, stracotta, stufata, brasata o semplicemente alla griglia.

 

Ci sarà anche un vino bianco che vorrà, senza invadenza, accompagnare delicatamente la sua pietanza a base di pesce, verdura e tante altre che non amano una relazione preponderante.

 

Il novello vive dell’entusiasmo giovanile. Si infatua di tutte con fervore ma dura poco, al massimo qualche mese, a cavallo tra l’autunno e l’inverno. Sparisce quando arrivano, in primavera, quelli che hanno avuto il tempo di maturare e acquisire personalità; che non si buttano sulla prima che capita, ma cercano quella con cui trovano la giusta intesa: un’armonia dove uno non prevalga sull’altra. Sanno entrambi che solo così sublimineranno la loro unione, suggellata dalla grazia del Gusto.

 

Il brioso Moscato brama solo per accompagnare le sue dolcezze e far tintinnare i bicchieri per festeggiare ogni occasione, cosicché ne approfitta anche per battezzare – per conto di Bacco – i bambini, i quali vengono iniziati ai primi, timidi sorsi del nettare degli Dei.

 

I single fanno di necessità virtù, a patto che si facciano sorseggiare gradatamente con la speranza che possa nascere qualcosa di più, rispetto a uno stuzzicante aperitivo. Diverso è se si lasciano tracannare senza riguardo, al solo scopo di soddisfare fugaci illusioni, di cui rimangono solo labili certezze e malinconici rimpianti.

 

Tra i single ci sono, però, anche i solisti per vocazione: i vini da meditazione. Liquorosi o passiti, al massimo si fanno accompagnare da qualche biscottino o un pezzetto di formaggio dello stesso calibro. Nella loro solitudine ti guidano i pensieri, innalzandoli fino a farli diventare sogni. Ti aiutano a trovare consiglio, facendoti assaporare i momenti che puoi avere con te stesso.

 

Un ruolo a parte lo gioca il fuoriclasse champagne: è l’unico che può sposarle tutte, le vivande. La condizione è che rispondano ai suoi canoni. Allora ne gode e ne condivide i privilegi, ma non si innamora di nessuna, è troppo innamorato di se stesso, della sua impeccabile eleganza, della sua universalità. Sa di essere il frutto di una laboriosità intrisa di misticismo, quella del monaco che l’ha creato. Ma non sempre ne ha memoria e coscienza, specialmente quando diventa il vanaglorioso specchio della boria di chi lo esibisce come vessillo.

 

In tutti i casi il vino è relazione, con gli altri o con se stessi. E come tutte le relazioni richiede rispetto, equilibrio, impegno e fantasia. Altrimenti si può annacquare, sofisticare, adulterare o banalmente rifiutare. Sta a noi scegliere.

 

E poi, come nella migliore tradizione, le buone relazioni si celebrano e si suggellano. Per cui, alziamo il calice… e non il gomito e brindiamo. PROSIT!!!

 

Renato Collodoro

 

 

22 commenti to Le Buone Compagnie

  1. Bravo, sette più!
    Non solo i vini, anche le penne invecchiando migliorano.
    Quando ci facciamo un bicchiere? Spero presto.
    Ad maiora semper.

    • Ciao Luigi, in realtà questo l’ho scritto nel 2014 ed è nel libro del Buon mangiare, che tu dovresti avere.
      Grazie e speriamo di bere un bicchiere insieme.
      Renato

  2. Della serie…….”quando la cucina è poesia……” Non ti conosco direttamente….sebbene sia venuta un paio di volte a degustare alcuni tuoi piatti, ma ti seguo da un po’ …. sei davvero un oste speciale! Complimenti per i tuoi particolari racconti e il “marriage” con i cibi, il vino, i sapori, l’ideologia, la tradizione, l’umiltà, la genuinità, la simpatia e l’umorismo!

    • Cara Rita, ti ringrazio infinitamente per questo tuo bellissimo apprezzamento. Mi raccomando, se passi dalle mie parti cercami e beviamo un bicchiere di vino insieme.
      A presto
      Renato

    • Grazie per l’apprezzamento cara Daniela! Cerco di impegnarmi a realizzare le cose che mi vengono in mente, qualunque sia l’ambito, e quando ci riesco mi sento soddisfatto.
      Un carissimo saluto
      Renato

  3. sempre entusiasmante e divertente leggere i tuoi commenti. secondo me in alcuni momenti particolari, bere da “soli” un ottimo prodotto enologico non intristisce affatto, anzi può essere puro godimento.

    a presto
    Bruno

    • Condivido Bruno, anche stare da soli ogni tanto è un puro godimento. Ma tendenzialmente cerchiamo di ‘abbinarci’.
      Grazie per quello che spesso aggiungi ai miei scritti.
      Un caro saluto
      Renato

  4. Caro Renato,

    è sempre piacevole ricevere le tue pagine!

    Quest’ultima sul “marriage” tra vini e cibi è ancora più interessante, in quanto evidenzia due piaceri della vita che ognuno di noi gusta, grazie soprattutto alla o allo chef che cucina per noi tutti i giorni.
    Ma quando andiamo al RISTORANTE, specialmente nei tuoi due di via Bertola, stiamo attenti ad abbinare “cibo e vino” in modo appropriato, facendoci consigliare dall’Oste.

    Potresti scrivere un’altro libro, che raccolga le esperienze dell’arte culinaria della Tua Sicilia, abbinandole sia a quelle degli anni trascorsi alla “Mezzaluna” di Alassio, sia a quelle degli ultimi 15
    anni trascorsi all’Osteria Mezzaluna e al Ristorante Oryza.

    A presto

    Luigi e Caterina

    • Carissimi Luigi e Caterina, siete voi un bel ‘Marriage’, che incontro sempre con grande piacere e affetto.
      Un caro saluto e a presto
      Renato

  5. Caro Renato, concordo anch’io sul fatto che anche bere da soli un buon vino fa stare bene: questo per me significa amare se stessi. Bere in compagnia è un godimento diverso: aggiunge all’affetto la condivisione di qualcosa di buono insieme al cibo prelibato,come quello che elabori tu. Amare se stessi e amare gli altri sono due dimensioni che si uniscono nel “marriage” della vita vera.

  6. Come sempre, nella vita e nei rapporti con gli altri, quando non si ha nulla da aggiungere è bene limitarsi al consenso e alla condivisione. E’ quello che faccio in merito al tuo perspicace e ironico trattato sui vini e sulle consuetudini ad essi legate. E aggiungo un brindisi piemontes :”bun prù at fasa”, magari con un calice dello splendido “brachetto” (e non vuole assolutamente essere un rilievo) ! Ciao

    • Grazie Gianfranco, alzo il calice alla tua saggezza e… vada per il brindisi con il brachetto, che è veramente un’eccellenza.
      Tante belle cose
      Renato

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