Una Cena Indigesta

Una Cena Indigesta

La cosa più grande del mio lavoro è che mi permette di conoscere un’infinità di persone: le più svariate. Ed è così che, osservando e ascoltando, molte volte ho occasione di sapere di cose di vita e di mondo, che neanche se fossi connesso notte e giorno su wikipedia e su tutta la ‘rete’ riuscirei a fare altrettanto.

Tempo fa Carlo, un mio amico biblista – cioè uno studioso ed esperto di Bibbia, non scrittore di Bibbia: quella è già stata scritta, ora toccherebbe conoscerla -, mi ha portato a cena un suo amico: un missionario che da quasi trent’anni si è ‘smarrito’ in Amazzonia dove vive con gli indigeni dai quali ha imparato la loro lingua, talmente bene che gli ha pure tradotto tutto il Vangelo per poterglielo raccontare.

Ti rendi conto chi mi capita pure di conoscere: un biblista e un missionario in un botto solo.

«Beh, che c’è di strano?» potresti obbiettare.

E’ vero… se li avessi conosciuti in parrocchia, ad un convegno o in qualche sacrestia. Ma li ho conosciuti nel mio ristorante, e fidati che è diverso.

Intanto ho goduto nel vedere mangiare il missionario con un gusto e un apprezzamento rari – e non solo perché solitamente mangia tapioca e manioca, che non c’entrano niente con la supercazzula di Ugo Tognazzi – e poi si è subito instaurato un dialogo amichevole, senza ruoli da sostenere.

Come fa un buon amico, il missionario mi chiede della mia famiglia e dei suoi componenti: come stanno, come si chiamano, quanti anni hanno, ecc.

Quando, fra tutti, gli dico che il mio primogenito si chiama Davide e che ha appena cominciato a lavorare dopo aver finito gli studi, mi dice di botto:

«Ah, Davide! I cinque sassi… Golia. Chissà con quali sassi il tuo Davide intende affrontare la vita? Potresti chiederglielo!»

«Glielo chiederò! E lo chiederò anche a Valeria, sua sorella, visto che ci siamo. Anzi, sai che faccio? Organizzerò una delle cene per i pozzi in Etiopia su questo tema, invitando tanti altri giovani a cui fare la stessa domanda» gli rispondo con la lampadina psichedelica accesa in testa.

«Bella idea!» esclama Carlo, che quando si parla di Bibbia prende le sembianze di Mosè o di San Pietro, a seconda se si parla di Vecchio o di Nuovo Testamento.

«Così tu introdurrai la serata, raccontandoci come Davide affrontò Golia» aggiungo io.

E ora, eccomi qui a proporti questa serata:

Lunedì 30 novembre 2015 alle ore 19.45

Osteria Mezzaluna

Tel. 011-5185255

La Cena dei Cinque Sassi di Davide

Ma veramente pensi che ti faccia mangiare solo dei sassi?

Io faccio l’oste e non posso mica compromettere la mia reputazione. Quindi eccoti i miei sassi con quello che simboleggiano.

1° Sasso – l’autenticità

Una bruschetta con il pane e l’olio di Gela, la mia città di origine, dove sono stato di recente. Ho trovato un autentico forno che cuoce ancora il pane sulla pietra scaldata dalla legna di ulivo. Vuoi che non ne approfittavo per prendere diversi pani da condividere con gli amici?

Per l’olio, un’autentica spremuta di olive, ci ha pensato una famiglia a cui mi lega un’antica amicizia a regalarmelo per le occasioni speciali. E questa la è!

 2° Sasso – la semplicità

Pasta alla norma con salsa di pomodoro, melanzane, ricotta salata e basilico.

Risotto ubriaco nel barbera, mantecato con burro e parmigiano.

Più semplici e più buoni di questi due primi piatti non me ne sono venuti in mente altri.

3° Sasso – la creatività

Il tonno abbottonato, uno dei piatti che ho creato e che mi è riuscito meglio. In realtà mi ha aiutato Davide, che è più creativo di me.

4° Sasso – la dolcezza

Per il dolce ci pensa Daniela, mia moglie, che non so con cosa vorrà deliziarci, ma fidiamoci: la dolcezza è il motivo per cui l’ho sposata. Il motivo per cui lei ha sposato me, invece, se lo domandano in tanti.

5° Sasso – la solidarietà

E’ il ricavato della serata, che continuerà a contribuire alla realizzazione di un pozzo d’acqua in Etiopia.

25 euro a persona (il 100%) senza nessun rimborso spese da parte nostra.

A questo punto Valeria, la sorella di Davide, leggendo si starà incarognendo pensando: «Come al solito si sono dimenticati di me!».

Voglio rassicurare tutti, lei compresa: ci darà una mano nel Servizio, che rimane sempre il valore più alto.

 

Vi aspettiamo con le vostre pietre!!!

Renato Collodoro, l’oste, con tutta la Compagnia

8 commenti to Una Cena Indigesta

  1. Encomiabile!!!
    la mia auto ha 6 marce, in motivo ci sarà. Daniela forse se ne intende di macchine e non ha avuto dubbi nel decidere di sposarti.
    Tanti auguri a Valeria e Davide per il cammino che intraprenderanno, un abbraccio a tutti.

  2. Ciao Renato! Che bella serata sarà! E… finalmente potrò essere presente! Tornerò a Torino il 27 e mi fermerò fin dopo Natale!!
    Dall’ultima volta che ci siamo visti ho concentrato il lavoro in massimo 4-5 giorni per poter “scendere più spesso a Gioia”ma il 27 rientreró con Marino che mi accompagnerà alla cena e… lo dico anche a Laura e a Vilma!!

  3. Che piacere leggerti ! Per la proposta sempre altruista e l’intento di non allentere la solidarieta’ in questo tragico momento in cui si corre il rischio, dettato dalla paura, di una egoistica chiusura in noi stessi, nella diffidenza verso il prossimo (soprattutto se “diverso” da noi) e in una pur comprensibile tentazione di reagire con durezza. E che bello farlo ” in questo modo”, peraltro arricchito dal richiamo biblico ( certo… Davide le pietre le ha scagliate!?), e dalla intelligente fantasia dnell’abbinamento culinario. Da lontano, ma vi pensero’. Ciao Gianfranco

  4. E’un vero piacere leggere le tue letterine che ricevo via e.mail. Sono venuta a mangiare diverse volte dal 2005 al 2011, lavoravo in via San Dalmazzo… adesso faccio la mamma a tempo pieno e non sono riuscita ancora a portare mio marito a mangiare in osteria… abitiamo a Bussoleno e con 2 bimbi piccoli è davvero difficile spostarsi, ma ricevere queste l’e.mail è davvero bello!!!

    Donatella

  5. ottima scelta, specialmente per il ritorno alle origini! Ho parlato dei tuoi ristoranti, e della bella iniziativa dei pozzi in Etiopia, ad un caro amico il dr Genovese e la moglie che spesso vengono a Torino e la prossima volta verranno a trovarti, ciao a presto Franco

  6. E’un onore vedere menzionato in questo menù l’olio di Gela; probabilmente è così buono da far digerire anche i sassi di Matera. Certo…a pensarci bene, quando si pensa di fare un regalo, si pensa subito al vino, ad un liquore e non all’olio. Ma mi sono detta:”Perché l’olio”?
    E mentre pensavo questo, per ispirazione ho capito che chi l’ha regalato ha fatto non un regalo, ma un dono speciale,perchè l’olio è, dopo il pane e il vino, l’alimento e l’elemento più sacro.
    Ma pensate….Chi è Gesù? Il Cristo! L’Unto!Con cosa veniamo segnati nel giorno del Battesimo e della Cresima? Con cosa le vergini alimentano le loro lampade?Cosa fece la Maddalena dopo aver lavato con le lacrime i piedi di Cristo? OLIO,OLIO,OLIO!!!
    E allora, sapete che vi dico… a Natale regalate del buon olio!Unge, ma non imbratta!
    E a voler concludere in maniera leggera…se qualcuno, per motivi di salute o di gusto, non trova consolazione nel cioccolato, io dico:”ConsOLIAMOCI con afFETTO di pane caldo e un Filo d’olio ONLUS(sta per OLIO NOSTRANO LIMPIDO UNGUENTO SICILIANO)!
    ALTIORA PETO!Grazie e un vai avanti così! Un abbraccio

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